25 May 2009

WACKEN - Radiografia di un festival





È molto facile parlare di un festival metal: basta immaginarsi un sacco di gente che si spintona, autocisterne di birra, bicchieri vuoti dappertutto e tonnellate di decibel a mitragliare i tipani. Grandi spazi, enormi stage dove i musicisti hanno addirittura lo spazio per correre e saltare. Headbanging e stagediving dalla mattina alla notte inoltrata. Se la descrizione funziona per la maggior parte delle manifestazioni alle quali abbiamo preso parte nell'arco dei nostri anni da bravi e fedeli metalheads, lasciamola da parte, avvicinandoci alla cittadina di Wacken. Quello che ci aspetta è molto di più. Non che manchino gli elementi sovracitati, tutt'altro. Ciò che differisce è l'atmosfera, l'aria che si respira fin dalla stazione ferroviaria, fin dal piccolo aereoporto di Lubeck.

Manovre di avvicinamento.

Fuori dall'aereoporto si prende di solito un taxi fino alla stazione ferroviaria, e trovare altri viaggiatori con cui dividere il costo della corsa è normale amministrazione. Anche i tassisti lo sanno. Poi il treno, poi la navetta. La navetta è un momento topico nel contesto di avvicinamento. Si sta stipati in un bus che probabilmente, nei periodi di consueta fruizione, funge da bus di linea o scuolabus, con la differenza che tutti sono vestiti di nero, qualcuno canta, qualcuno strilla, qualcuno beve. L'anarchia fatta bus. Il sito del festival è enorme. Tende e automobili parcheggiate a perdita d'occhio, musica sparata a tutto volume da impianti stereo a batterie, qualcuno che griglia dei wurstel, qualcun'altro che si è portato il drumset e l'amplificazione per la chitarra (e la chitarra) ed improvvisa una jam session in mezzo al fango. Un'automobile per trasporti mortuari adibita a camera d'albergo, un fantomatico casting per film porno (girls only), abeti impiccati per i rami, provenienti dall'adiacente vivaio, come punto di riferimento. Troviamo un buco per la nostra tenda, un posto che sembra facilmente individuabile anche tra le nebbie della notte e dell'alcool. La montiamo, buttiamo lo zaino dentro, e via: giro di ricognizione.

Ammalianti venditori di beni di consumo.

Ricordatevi di martellare il fidato porcellino salvadanaio. Di soldi al Wacken se ne spendono sempre un sacco. La prima tappa obbligata è ai numerosissimi stands che vendono cd, vinili, demotapes. A volte, fortunelli, si possono rinvenire albums cercati per anni e che solo per caso proprio quel giorno sono stati esposti sul banchetto. Passare cinque minuti più tardi può significare non avere mai più l'occasione di impadronirsene, perciò il tour dei mercanti in fiera si fa sempre al primo giorno, appena sistemata la tenda, in modo da avere un posto sicuro dove riporre il nostro eventuale tesoro. Di cibo ce n'è per tutti i gusti, ma da evitare resta secondo me la pizza con prosciutto cotto e ananas, a meno che non siate amanti della trasgressione. Altrimenti si fanno due passi fino al supermercato, che in cinque giorni guadagna il necessario per il resto dell'anno.

Non stai dimenticando qualcosa?

La musica! I gruppi che suonano al Wacken sono ovviamente il motivo principale per cui il festival continua ad attirare enormi quantitativi di spettatori, con sold out già dal mese di dicembre (ben otto mesi prima). Scorrere la lunga lista è sempre un piacere, e riuscire ad organizzarsi per saltare da un palco all'altro una specie di gioco d'azzardo. I palchi sono comunque posizionati in una sorta di enorme arena naturale in modo da rendere la visione possibile anche a chi si ricordi del concerto delle 18:00 quando partono i primi riff di chitarra. Concerti dalle dieci di mattina alle due di notte, karaoke metal, per chi ha alzato un pò troppo il gomito, band esordienti e anche la piscina, per meglio ammirare le tette della rossa tedesca vicina di tenda. Perchè si sa che anche il pane appena sfornato è ancora più buono con una fetta di mortadella.



24 May 2009

INFERNO FESTIVAL 2009 - OSLO



Il weekend di Pasqua è diventato da quasi dieci anni sinonimo di festival metal, almeno per coloro che per un verso o per l'altro si interessano di ciò che accade nel nord dell'Europa. Proprio in quei giorni, infatti, ha luogo l'Inferno festival, in una Oslo ancora non del tutto svegliatasi dal torpore invernale. Anche se le giornate si stanno già allungando, il vento gelido ci ricorda che ci troviamo alle alte latitudini, e che la primavera tarderà ancora un po'. La neve non si è neanche sciolta del tutto, intorno ad Oslo, ed il fatto che quasi tutti i negozi rimangano chiusi per le festività pasquali (e che i norvegesi si rintanino in casa) rende la città deserta ed ancora più fredda. Questo cambia però avvicinandosi al sito del festival.

Le zone limitrofe al Rockfeller, venue principale dell'evento, si popolano di gente vestita di nero fin dal mercoledì, quando i sette locali che supportano il festival offrono concerti di bands più o meno note al grande pubblico. 17 bands calcano le scene, distribuite in quella sola sera, la gran parte delle quali ha all'attivo qualche demotapes o nella migliore delle ipotesi un debut album, selezionate nell'arco dei mesi precedenti. Qualche nome tuttavia risulta riscuotere l'attenzione del pubblico, come i Kampfar (che suoneranno di nuovo l'indomani) o i Sarke (al loro primo live show, noti soprattutto per la collaborazione con Nocturno Culto), i Sahg o gli Earth. Un inizio tuttavia in sordina per quello che in realtà si rivelerà essere un festival molto sottotono.

Giovedì, anche se tutto ha avuto inizio la sera prima, è il primo vero e proprio giorno di festival, ma la line up non è delle più emozionanti. Per i fortunati che riescono ad accedere al museo delle navi vichinghe, un'esibizione emozionante dei Wardruna, band folk di Gaahl che sorprende e piace anche agli ignari turisti comuni, che si trovano involontariamente testimoni di un evento inedito. La cornice del museo, costruito attorno alle navi per dare loro maggior risalto, mette in evidenza le sonorità tradizionali della band, che grazie a strumenti tipici ed un cantato che vagamente richiama quello delle tribù sami (o lapponi, come si suol chiamarle in Italia) immergono chi ascolta in un'atmosfera quasi irreale. Secondo evento della giornata sarà la proiezione alla Cinemateket di un concerto inedito dei Darkthrone, registrato per Bootleg, un programma della televisione norvegese di una ventina di anni fa. I giovanissimi Fenriz, Nocturno Culto e compari si esibiscono in un locale quasi vuoto, senza facepainting né contratto discografico, ubriachi e impacciati, ma sarà proprio grazie a quel concerto, come confida nocturno Culto in un'intervista, che la band ottenne il contratto dalla Peaceville.

Ci affrettiamo quindi a raggiungere il Rockfeller, passeggiando per la centralissima e quasi deserta Karl Johans Gaten dai negozi chiusi. Solo un negozio farà apertura continuata durante il festival, ed è il Sound of Noise, con l'anteprima del dvd nuovo di zecca degli Emperor e una scelta tra vinili e cd metal da far invidia ai cataloghi online. Al Rockfeller non c'è fila, e questo già dà l'idea della dimensione del festival. Non dobbiamo però dimenticare che tra tutti i festival metal europei, questo è l'unico che non si svolge all'aperto, e la rodata organizzazione fa sì che le centinaia di fans che raggiugono l'estremo nord non debbano avere nulla di cui preoccuparsi. All'interno della struttura troviamo cibo, bevande (carissime!!), tatuatori, parrucchieri (estremi) e qualche stand di accessori borchiati, magliette e cd. Tuttavia non c'è affatto calca.

Il fatto che i Meshuggah siano costretti ad annullare lo show, per via dell'ernia del disco del batterista Thomas Haake, diminuisce di molto il livello della serata, nonostante i The Batallion si facciano rispettare. La band, che nella scena di Oslo funge da giullare, comparendo all'improvviso nei momenti di crisi a riempire serate rimaste improvvisamente orfane di una band, non è nuova al festival, avendo già suonato all'Inferno nel 2008. Anche i rumeni Negura Bunget avevano calcato le scene del Rockfeller l'anno scorso, e non deludono le aspettative, coi loro strumenti insoliti e i loro tempi tirati. I Kampfar hanno un nutrito pubblico, nonostante abbiano suonato anche la sera precedente, e le loro songs dalle vaghe atmosfere folk apprezzate dai più. A seguire Spetic Flesh e Pestilence, che divenuti, seppur a ragione, gli headliners della serata, lasciano comunque l'amaro in bocca.

Terzo giorno di festival, terza lista quasi imbarazzante di bands. I Vreid, anch'essi reduci dalla performance del 2008, si esibiscono con violenza subito dopo i Dew-Scented, dando un po' di energia ad un festival che batteva la fiacca. Ottima la performance dei norvegesi Pantheon I, che amalgamando velocità e melodia, grazie alla violoncellista, riescono a rappresentare una proposta alternativa, almeno nelle intenzioni, seppur ancora profondamente contaminata dal black metal. I Keep Of Kalessin sono un'altra band molto cara al pubblico norvegese, e anche loro hanno già rodato il palco dell'Inferno. I molti soldi spesi per lo spettacolo pirotecnico, che a dir la verità è stato un elemento comune alla grande maggioranza delle band esibitesi sul palco principale, hanno di sicuro ripagato in termini di spettacolarità (che la crisi abbia ridotto il prezzo dei combustibili è fatto risaputo anche al di fuori del black metal, ma a mio parere il pubblico norvegese gradisce particolarmente fuoco ed esplosioni anche perché da quest'anno i fuochi d'artificio sono stati vietati, e si soffriva sicuramente di astinenza da petardi). Ultima terribile esibizione della serata i Paradise Lost, che completamente orfani della loro verve annoiano i pochi che eroicamente avevano aspettato fino alle 1:00. Tra un concerto e l'altro trovo il tempo di fare un salto al piccolo stage posizionato tra gli stand, dove tra una signing session e la seguente (tra cui Skitliv, Keep of Kalessin e Carpathian Forest) si tiene lo spettacolino allucinante delle Mad Circus Puppets, un gruppo di ragazze vestite con abiti rigorosamente realizzati a mano che ha messo su uno show apposta per l'Inferno festival, e riceve gli apprezzamenti del pubblico stipato nel poco spazio disponibile. Perché quest'anno lo spazio dell'Inferno è poco, gli stands che avrebbero dovuto riempire il teatro adiacente si contano sulla punta delle dita, e le ragazze/marionette soffrono del claustrofobico stage messo a loro disposizione.

Sabato promette bene. Nel primo pomeriggio mi reco, insieme ad altri addetti stampa, nella sede della Indie Recordings HQ, per ascoltare un po' del nuovo cd dei Borknagar, seppur non ancora terminato. I quattro brani, orfani della voce, ci danno subito un'idea delle pesanti influenze power/progressive del lavoro e della alta qualità delle registrazioni, necessaria per rendere al meglio la complessità dei pezzi. Rimaniamo a fare qualche domanda, si parla del nuovo - bravissimo - batterista e della nuova etichetta, la norvegese Indie appunto, che li lascia liberi di gestire il proprio lavoro come meglio credono. Ci spostiamo di nuovo al centro di Oslo, quest'oggi brulicante di persone e turisti, per ascoltare i nuovi lavori di e 1349. Il cd dei è molto orecchiabile ma a tratti esplode in cavalcate black inaspettate e piacevoli, mentre il cd dei 1349 sembra non riuscire ad ingranare la marcia, risultando, forse volutamente, angosciante.

Raggiungo il Rockfeller in un paio di minuti, giusto in tempo per vedere lo show dei Koldbrann, bravissimi, con un paio di guest singer e spettacoli sputafuoco e pirotecnici da far invidia ai grandi nomi del black. La band norvegese dimostra di avere tutte le carte in regola per essere presto inserita nella lista dei "must have" unitamente ad una buona esperienza live, consolidata dai molti concerti live. La cover di Russian Vodka dei russi Korrozia Metallia, brano con il quale i Koldbrann usciranno a breve, realizzando un 7", chiude la loro ottima esibizione.

Peccato per la death metal band che si esibisce subito dopo, gli Execration, che contrasta in maniera eccessiva e non riesce a conquistare lo scarso pubblico sceso nei locali del John Dee. I vichinghi Helheim invece mettono su un bello spettacolo. Il nome significa letteralmente "la casa di Hel", la divina sorella di Fenris forse sconosciuta ai più ma non ai norvegesi, in quanto condannata a dare il benvenuto a tutti gli esseri umani morti per vecchiaia o malattia. Vestiti come i loro antenati vichinghi associano la musica ai video che vengono proiettati alle loro spalle, con un ottimo, inebriante risultato. I Black Comedy, reduci dal concerto del mercoledì, non sorprendono, ma invece accrescono l'attesa per i Troll, alla loro prima esibizione live.

La band di Nagash, attiva dal 92, si presenta preparata all'evento, anche se un po' immatura, e non manca di deliziare il pubblico, specialmente quello autoctono, che ha atteso per anni questo evento. L'atmosfera creata è molto aggressiva, forse anche troppo, per quelle che sono le peculiarità della band in studio, con la tastiera che a tratti sembra sparire del tutto, nonostante Exilis continui ad agitarsi dietro ai tasti. Nemmeno la suggestiva Når natten endelig er her (Quando la notte è finalmente qua) viene resa alla stessa maniera, ma forse ce lo aspettavamo, dati i gusti sanguinari del pubblico norvegese.

Per quanto mi riguarda la sorpresa dell'anno è il trio svedese Grand Magus, attivi in realtà dal 1996, quattro album realizzati ed un heavy metal classico, pulito ed impeccabile. Un ottimo show, un pubblico entusiasta che sostiene la band alla quale però è riservato il piccolo palco del John Dee.

Subito dopo arrivano i Samael, con un intro coinvolgente e potente, che ci regalano un concerto scatenato che non manca di elettrizzare il pubblico del Rockfeller. Sicuramente uno dei punti più alti dell'intero festival, con continui cambi di posizione di chitarrista e bassista (il quale per qualche secondo non si accorge subito di aver calpestato e disconnesso il jack dello strumento e di suonare perciò a vuoto) e una ragionata scelta dei brani. Un'energia incredibile che dimostra come un'esperienza consolidata non serva solo a dare per scontato il coinvolgimento del pubblico, ma a garantire anno dopo anno uno show impeccabile e distruttivo.

I rinnovati chiudono la serata al John Dee, con qualche estratto del cd che abbiamo ascoltato nel pomeriggio, ma l'attrazione della serata sono i Carpathian Forest, altra band cara ai fan norvegesi, ed al pubblico dell'inferno Festival, dove si sono esibiti già nel 2002 e nel 2006. lo spettacolo inizia in ritardo, ma si fa presto perdonare. Donne svestite con maschere antigas che inizieranno a mimare atti sessuali tutt'altro che impliciti, bandiere norvegesi e un grosso manifesto recitante "fuck you all" fanno da scenografia, mentre la band si esibisce nel migliore e più rodato dei modi, nonostante un Nattefrost evidentemente provato dall'alcool.

L'edizione del 2009 sarà presto messa in archivio, ma resta da chiedersi se davvero il motivo dietro al relativamente basso livello del festival sia davvero la crisi. Molti gli eventi in programma intorno al festival, la conferenza aperta a giornalisti e band emergenti sul marketing nel mondo del metal, il Sightseeing tour ai "luoghi del black metal", come il negozio di Euronymous o la cappella dell'Holmenkollen, rasa al suolo dal fuoco appiccato dal giovane Vikernes, i Wardruna al museo delle navi e le proiezioni a tema alla Cinemateket. Un festival che strizza l'occhio a diversi generi di arte, ma che sembra perdere di vista l'obiettivo principale, cioè la musica. A mio parere un giorno di meno avrebbe giovato al festival, concentrando le band più interessanti in soli tre giorni di festival, ed offrendo le band minori come "after-show" invece di piazzarle a fare da aperitivo. Interessanti le anteprime di Borknagar, e 1349, un'idea sicuramente da ripetere negli anni a venire. Speriamo, in futuro, di vedere l'attenzione di nuovo focalizzata sulla musica piuttosto che sui vari corollari, anche se a mio parere tutti interessanti e di buon livello.
In bocca al lupo.

23 March 2009

FUMETTERNI 2009 - il mio modestissimo punto di vista


Fumetterni 2009

Nuvole parlanti di primavera.
Un weekend caldo e soleggiato ha sorriso a tutti i visitatori della fiera Fumetterni, accorsi a centinaia dalle vicine cittadine, chi per trovare qualche gadget, chi per portare i propri bambini a fare qualcosa di nuovo. Altri, molti, per pura curiosità.
Soprattutto la domenica pomeriggio, in tantissimi si sono dati appuntamento nelle strutture del videocentro, per fare una passeggiata tra gli stand o per godere del timido sole primaverile, ascoltando un po’ di musica liveeasy-listening come nelle migliori sagre di paese.
Seppur di lunga tradizione, la fiera del fumetto attira generalmente un pubblico costituito in gran parte da coloro che sono particolarmente interessati a questa speciale forma di espressione, a lungo considerata un’arte minore, rivolta specialmente alle fasce inferiori d’età, e per questo snobbata dai classici intellettuali. Il fumetto in realtà è un prodotto di massa, che garantisce enorme diffusione, se veicolato nei giusti canali.

Una atipica collocazione
La struttura del videocentro ospitava generosamente gli stand presenti, anche se l’illuminazione avrebbe potuto essere migliore. Nell’ampio spazio dell’ingresso era allestita la piccola mostra delle opere che partecipavano al concorso dedicato alle scuole, un simpatico benvenuto che non ha però destato l'interesse di molti.
Una parte significativa della mostra era dedicata ai games, dal classico Warhammer ai giochi di ruolo dal vivo, passando per un pugno di pc connessi in rete e gettando un occhio curioso ai tavoli dei giochi di società tradizionali e non, ai quali il pubblico veniva iniziato ed avvicinato con gentilezza.
La sala conferenze non è quasi mai riuscita ad essere gremita per più di metà nonostante la presenza di ospiti come Cavazzano, disegnatore che da 40 anni dà le fattezze al Topolino nostrano, o O’Neill e Mills, ideatori della Lega degli Straordinari Gentlemen, che avrebbero a mio avviso dovuto attirare molti interessati e che invece si sono rivolti ad una sala pressochè vuota. Questo a sottolineare l’attenzione posta dal pubblico alla parte più ludica della fiera, a scapito del momento di formazione, anche per via della composizione stessa del pubblico, costituito in gran prevalenza da interessati all'acquisto più che alla produzione del prodotto.

La parola al traduttore
Esigua l'offerta delle conferenze in programma, concentrate nel primo giorno della mostra, con la presentazione di nuove pubblicazioni, fumetti e le testimonianze genuine di chi, nel bene o nel male, si ritrova a far parte del panorama fumettistico odierno.
Primo in ordine cronologico Massimiliano Brighel, che col suo fare pacato e la sua elevata professionalità ci illustra nel dettaglio le pubblicazioni di casa Marvel in programma in Italia, dai nuovi fumetti limitati a cicli di quattro numeri alle uscite allegate alla Gazzetta. Ci parla della traduzione, della difficoltà di rendere in italiano l'agilità di alcune frasi, del cambiamento della produzione di un fumetto nel corso degli anni, con lo spostamenti dei ritardi dalla fase del disegno a quella della scrittura delle sceneggiature, con i conseguenti problemi creati ai sempre più professionali disegnatori.
La sua testimonianza scende poi nel dettaglio, avendo trovato nel pubblico alcuni appassionati, e i suoi racconti si spostano ai dettagli delle storie, scritte da diversi sceneggiatori i quali, non avendo forse completa coscienza degli avvenimenti precedenti, si sono nel tempo lasciati andare a sviluppi imprevedibili e a volte in contraddizione con quanto avvenuto precedentemente, anche se la logica del fumetto richiede che si ristabilisca sempre l'equilibrio, anche a distanza di anni. Tutto deve tornare al proprio posto.

La mano dietro il topo
Secondo incontro della giornata è con Cavazzano, disegnatore storico del topo Disneyano fin dal 1967. unico degli ospiti ad essere introdotto dall'organizzatore della mostra, a sottolineare il suo prestigio, è anche l'unico ad essere riuscito a riempire la sala conferenze quasi del tutto.
La prossima pubblicazione della PG, associazione culturale nata con l'obiettivo di riunire gli appassionati del fumetto, e di fungere da talent scout nel panorama dei disegnatori italiani, collabora con l'ufficio stampa di Lucca Comix, e sta pubblicando il saggio di Thomas Andrae, Il Signore di Paperopoli, libro dedicato all'opera di Barks ed al rapporto della modernità con i fumetti, l'interpretazione della crisi dei ruoli e del tramonto dell'ideale di uomo fattosi da solo (self-made-man).
Poi Cavazzano si lascia andare al racconto degli inizi come disegnatore di fumetti, il sostegno della famiglia, le collaborazioni con il cugino. I buoni rapporti con gli sceneggiatori per il profondo rispetto che egli ha per le sceneggiature, e con il pubblico, soprattutto quello italiano. Ci parla affettuosamente di alcuni dei suoi lavori, come quando ha disegnato l'Uomo Ragno a Venezia o le storie scritte con Scalvi, e si dice interessato alla sperimentazione nel campo del fumetto, cosa possibile soprattutto grazie alle nuove correnti di disegnatori.
Risponde poi cordialmente ad alcune domande dal pubblico, facendo diretti riferimenti alla sua lunga esperienza, ma non manca di sottolineare che un buon sostegno della famiglia è fondamentale, accanto al talento ed ad una lunga gavetta negli atelier di disegnatori affermati.

L'Italia sulla carta
Il prossimo a salire sul piccolo palco è Leonardo Valenti, sceneggiatore del fumetto ispirato ai fatti di cronaca relativi alla banda della Magliana, Romanzo Criminale, e della omonima serie tv. Valenti è infatti sceneggiatore televisivo, ma cimentarsi nella scrittura di una sceneggiatura per fumetto è una sfida che ha affrontato con piacere, rendendosi ben presto conto di quanto diverse debbano essere le due scritture.
Fondamentale è la documentazione, che per un fumetto di cronaca va fatta leggendo le sentenze, gli articoli di giornale e gli eventuali saggi disponibili sull'argomento. A differenza di quanto accade per la tv, il rapporto che si instaura con il disegnatore è molto profondo ed importante.
Le polemiche che si sono presentate all'atto della pubblicazione del precedente lavoro, ispirato al massacro del Circeo, altro fatto di cronaca che ha pesantemente oscurato la società italiana degli anni ottanta, erano tutte incentrate sull’immagine di copertina, incriminata di aver costruito una sorta di apologia di reato, cosa che invece era ben lontana dall'obiettivo dei disegnatori. Per questo la pubblicazione di fumetti direttamente facenti riferimento ai fatti di cronaca italiana, pur essendo un genere molto richiesto negli ultimi anni, crea inevitabilmente problemi, anche per il diritto di veto dei diretti interessati, quando ancora in vita. Un diritto all'informazione tramite fumetto non esiste, in Italia e questo, è riduttivo della libertà di espressione.

Soverchiatori di equilibri
Dopo il breve spazio lasciato a Bevilacqua, che presenta in maniera scherzosa ed ammiccante il suo nuovo lavoro Homo Homini Lupus, un fumetto dal sapore horror-humour nel quale un gruppo di serial killers da la caccia a mostri di vario genere, salgono finalmente sul palco Pat Mills e Kevin O'Neill, ideatori di Marshall Law e La Lega degli Straordinari Gentlemen.
La loro esperienza nel mondo dei fumetti affonda le sue radici nelle pagine degli eroi Disney e dei supereroi americani, per approdare al fumetto ribelle Marshall Law, una sorta di eroe anticonvenzionale che fu variamente frainteso, fino a giungere all'estrema conseguenza: l'etichetta immeritata di creatori di un personaggio fascista.
Il passaggio dalla DC al mercato francese fu quasi obbligato, per via della maggiore libertà di espressione, e soprattutto perché la loro formazione era passata per le pubblicazioni francesi. Il personaggio di Marshall Law viene considerato dai due autori come molto più genuino di altri supereroi, e per questo ampiamente contestato dai fans di settore, a differenza della serie dei Gentlemen, molto più controllata ed accettabile. Per Marshall Law il compromesso sarebbe stata una sconfitta, ed anche una contraddizione.
Marshall Law ha sicuramente creato un archetipo di anti-supereroe, distaccandosi con originalità dalla corrente, e di questo ne vanno fieri, nonostante le polemiche. Il lavoro alle spalle del personaggio è stato duro, anche per la creazione dell'alterego, mansueto ma rabbioso nei confronti della società. La maschera gli permette di sfogare le sue repressioni, e per questo diventa inumanamente violento.

Un'utopia in bianco e nero
Il secondo giorno di fiera offre un solo spunto di riflessione sul mondo del fumetto e sul suo rapporto con la realtà a noi contemporanea, grazie alla presentazione del fumetto Il Velo di Luce, interamente realizzato da Cimarelli. Questi definisce il suo lavoro un viaggio sulla possibilità di scelta, tra amore, non amore e pazzia, andando a destabilizzare il potere, rappresentato da uno psichiatra, ma che in realtà non ha volto, anzi, ne può assumere di infiniti.
La linea tra realtà e finzione è molto sottile, e spesso dipende dai punti di vista. Il fumetto ne assume per forza di cose uno, ma in questo caso Cimarelli prova a spostarsi dall'uno all'altro. La sua idea di fumetto ha molto in comune con quella di arte, e le sue deviazioni ne sono testimonianza aperta. Nel suo fumetto non si ha distinzione tra uomo e donna, entrambi mostrati nella loro integrità, e la chiesa viene chiamata in causa trasversalmente, nelle imprecazioni, solo in quanto uno dei possibili volti del potere. Il suo prodotto cerca di instaurare una collaborazione tra immagini, linguaggio e gabbia di vignette, per creare un prodotto che sia coerente fino in fondo, e che riesca a comunicare qualcosa in più di una semplice storia.

Games Area
l'enorme spazio riservato ai giochi non ha invece sofferto di mancanza di pubblico. Sia giovanissimi che persone più grandi hanno dedicato buona parte della loro visita fermandosi a giocare ad uno dei molti tavoli messi a disposizione dalle varie associazioni.
La GRV Italia ad esempio, riesce a far appassionare molti al gioco di ruolo dal vivo, in costume e con ricostruzioni fedeli di battaglie medievali che durano fino a sette giorni consecutivi. L'associazione consta di molte sedi locali e può vantare una piccola collaborazione con la Francia. La partecipazione a fiere del fumetto è un momento importante di recrutamento di nuove leve.
L'associazione ludica Ludiche Menti, attiva sul panorama nazionale da dieci anni e riconosciuta da tre, si propone di animare eventi come le fiere del fumetto, stimolando al gioco i visitatori, invitandoli a provare in prima persona. A loro fanno riferimento i Custodes Elementorum, versione informatizzata dell'invito al gioco. Con postazioni messe a disposizione dei piccoli visitatori si prova a distaccare gli utenti dalla violenza propria dei giochi online. Non si può certamente vietarne l'uso ai giovanissimi, ed è perciò necessario un approccio differente, che permetta di vedere il momento del gioco non come una valvola di sfogo alla violenza, ma come un momento di socializzazione. La morte è vista come immediata, e per questo si educano i ragazzi alla caducità della vita, ed alla sua importanza.

L'anima del commercio
Mi sembrava obbligatorio fare un giro tra gli stands presenti, che con i loro fumetti e gadget catalizzavano l'attenzione dei più. Molti di loro hanno a disposizione anche un negozio nel senso classico del termine, ma la vendita online è un settore che porta nuovi inaspettati acquirenti. Opinione comune era che la location fosse comoda da raggiungere, anche se scarsamente illuminata, e che l'afflusso di visitatori fosse buono, pur se costituito da persone non esperte, che si interessavano prevalentemente ai prodotti pubblicizzati dai canali tradizionali, e non alla ricerca del cameo o della rarità.

L'anima del non commercio
Da segnalare la presenza della biblioteca di Perugia, con la sua nuova sezione dedicata al fumetto, di associazioni culturali che pubblicano a proprie spese le opere di artisti emergenti, come la Planet Comics Club, e l'associazione onlus Il Caprifoglio, che raccoglie fondi al fine di costruire una struttura scolastica in Uganda, promuovendo le proprie iniziative con viaggi dimostrativi sul posto, un'isola al centro dello splendido lago Bunyonyi.
Un lungo tavolo era riservato infine agli artisti emergenti e non, che capitanati da Ilaria Pescetelli eseguivano disegni per gli appassionati dello “sketch originale”.

Conclusioni
Tra alti e bassi la prima fiera del fumetto può considerarsi riuscita, con un gran numero di presenze (si vocifera intorno alle 5000) ed una bella atmosfera da sagra di paese. Folkloristica la gara di cosplay, con i partecipanti coattamente reclutati tra il pubblico, che per la preponderante presenza di personaggi ispirati a Death Note ha di nuovo messo in evidenza il fatto che gran parte dei visitatori non era costituita da esperti, ma da curiosi. L'organizzazione avrebbe giovato di un po' più di esperienza, soprattutto per quanto riguarda l'aspetto sicurezza, e di una migliore distribuzione degli spazi e degli incontri, concentrati nel primo giorno e perciò costretti ad accavallarsi, interrompendo l'uno per dar voce al seguente o eliminando dal cartellone gli incontri con gli editori per mancanza di uno spazio adeguato. Ampi margini di crescita, dunque. Complimenti a Settembre, che si è cimentato in questa avventura, e un grosso in bocca al lupo.

27 January 2009

Just a little...


I do not have time. I am studying day and night, working in between. I will come back in a few weeks, when the sun will come back. Just enjoy this one I made for Karoline, the daughter of my good friend Ann Mari. Yes, she has my same name!


Non ho tempo. Sto studiando giorno e notte, lavorando nelle pause. Torneró con novitá in qualche settimana. Nel frattempo gustatevi questo. L´ho disegnato per Karoline, la bimba della mia cara amica Ann Mari. Esatto, si chiama come me!


Jeg har ikke noe tid. Jeg leser hele døgnet rundt, og jobber midt i mellom. Skal snart tilbake, noen uker igjen. Kos dere med denne så lenge. Jeg har tegnet den for Karoline, den lille jente av min kjære venn Ann Mari. Joda, hun heter som meg!

7 January 2009

Benvenuto 2009 - Velkommen 2009 - Welcome 2009


Tanti progetti, tanti sogni rincorsi per troppo tempo. Mi sono stufata di correre.
Ho visto gente sorridente. Mi chiedo se sia un'immagine, una facciata, o se davvero sia possibile accontentarsi. Accontentarsi anche di nulla. Io ho molto più di nulla. Ho molti che mi amano, Kenneth ad esempio. Ho anche molti che mi odiano. E molti che mi invidiano. Alcune cose mi riescono, altre no, ma so che tutto proviene dall'ignavia. La mia. Il mio cullarmi sugli allori. Il mio sentirmi grande a cui segue lo scivolare verso il basso. Alti e bassi, up and down, opp og ned. Forse dovrei assimilare i miei umori ai movimenti del Sole, che qua in Norvegia sono drammatici. Le giornate si stanno già allungando, l'ho notato oggi. E con la luce tonerà anche il buonumore. La tempesta è passata. Meno male.

A lot of projects, a lot of dreams I am running after since too long time. I am so tired of this run.
I saw people smiling. I just wonder is it an image, a surface or is it actually possible to be satisfied. Satisfied with nothing. I have much more than that. Many love me, like Kenneth for example. Many hate me too. And many are jealous of me. I reach in something, but something else I do not reach. I know that everything comes from my laziness. My habit to stop at the first little victory. That force that makes me feel great, and after that I will soon some down again. Up and down, up and down.. My feelings are much alike the Sun, and here in Norway you can feel it strongly. Days are getting longer already. I noticed it earlier today. With the light my smile will come back. The storm has gone. Luckily.

Mange prosjekter, mange drømmer jeg løper etter siden lenge. Jeg er lei meg av å løpe.
Jeg så at noen mennesker smiler. Kanskje det er bare ett bilde, kanskje det er bare en utseende. Er det egentlig muligheter av å være fornøyd, fornøyd med ingenting. Jeg har mye mer enn ingenting. Har mange som elsker meg, Kenneth for eksempel. Har også mange som hater meg, og mange som er misunnelige. Jeg klarer noe selv, men noen ganger klarer jeg ikke. Jeg vet at det skjer på grunn av jeg er lat. Jeg stopper når jeg vinner, så forbedrer jeg meg aldri. Jeg føler meg stor, da detter jeg ned igjen. Opp og ned, opp og ned.. Følelsene mine er akkurat som Sola, og her i Norge du ser det bedre. Dagene blir lengre allerede. Jeg så det ista. Med lyset jeg skal bli blid igjen. Stormen har gått. Så bra.