1 February 2014

Sabato mattina.

Per una corretta comprensione dello stato d´animo, please cliccate su play, ed ascoltate mentre leggete il blog. Thnx.






Quando mi sono svegliata ho visto che Kenneth non era nel letto. Si era alzato presto, ma spostandosi sul divano aveva acceso la tv per poi riaddormentarsi.

Ho dato un'occhiata veloce alla prima pagina del Corriere e sono andata in cucina a farmi un caffè. Anzi, ripensandoci mi va un cappuccino col latte di soya.

View from the Kitchen window.




Fuori è ancora tutto imbiancato, la colonnina di mercurio appesa al davanzale segna un paio di gradi sotto lo zero, e ci sono poche automobili in giro. E nessun camion.

Pochi giorni fa hanno approvato il progetto per la nuova strada dall'altra parte del fiume.
questo significa che tra pochi anni il traffico si sposterà prevalentemente dall'altra parte, niente più camion di qua dal fiume.
Meglio, magari i cerbiatti si avvicineranno di più, che adesso raramente si allontanano dai margini della piccola foresta che si stende lungo la riva del fiume.

L'ipad sta suonando un concerto di Antony&the Johnsons, mi piace sentirlo parlare tra una canzone e l'altra. Adesso ad esempio parla di quanto non veda l'ora di morire, scomporsi in elementi e scivolare nel mare, sospinto dalle piogge. Mi piace assaporarne la sottile malinconia, me ne nutro.

La malinconia degli ultimi giorni d'inverno mi mette di buon umore, crazy, hum? I know. Gli ultimi giorni d'inverno, quell'estrema soffiata gelida con cui la fredda stagione ci saluta. Lo sento nella voce delle persone che se ne accorgono tutti. L'inverno se ne sta per andare. Quassù poi in maniera particolare, quando le giornate iniziano ad allungarsi è come se il cervello cambi marcia, ed inizi a rullare a pieni giri.

Io me ne accorgo dal fatto che quando mi metto in macchina per tornare a casa dopo lavoro è ancora giorno.

E magari ne ho scritto altre volte, ma non vuol dire che non abbia voglia di farlo ancora, ogni anno.

Mi piace vedere come ogni anno nuovi dettagli mi facciano notare che l'inverno se ne stia per andare.

Ho quasi finito il mio cappuccino alla soya. Il latte di mucca mi nausea in fretta. Antony canta ancora dall'iPad poggiato accanto al piano cottura.

Sabato mattina, se adesso mi sbrigo a farmi una doccia e vestirmi non troveremo tanta gente in Svezia, al Centro Commerciale. Poi farò brunch al Sushi bar, come ogni volta. Mi piace avere piccole abitudini, mini routine che mi fanno sentire che tutto va bene.

Anche Kenneth era di buon umore, ieri. Talmente buono che non mi pareva vero.

L'inverno passa, ogni volta. Bisogna solo aver pazienza, e magari correre sotto alla neve, che quando fa freddo, ma freddo davvero, non si scioglie sulla giacca, e basta una sgrullata per ritrovarsi asciutti.

Tra un po' vado a svegliarlo. Buon sabato, gente!

26 January 2014

Ok. I'm fucked up.

Grazie ad internet, alle volte ci si trova a parlare con delle persone che avevamo dimenticato.

Accade di stare lì a ricordare eventi, che magari hanno lasciato un segno profondo in noi, come un taglio di coltello, e scoprire che l'altra persona invece non ricorda nulla, o solo pochi dettagli. Dopo aver sgomberato la mente dal dubbio che la suddetta persona non abbia voglia di parlare con noi dei tempi andati, per uno o più motivi che ci risparmiamo di indagare, ci ritroviamo alla fine a dubitare che tutto sia davvero accaduto, o che sia stato così forte come il ricordo ci fa credere.

Ed allora sorge il dubbio: e se tutto fosse accaduto così violentemente solo dentro di me, mentre all'esterno il mondo e le persone che avevamo accanto fossero invece interesate a tutt'altri avvenimenti? Quanto possiamo fidarci della nostra memoria? Quanto il subconscio ritaglia, colora, dona senso ad eventi che abbiamo percepito?

Quanto forti sono state le emozioni, quanto più o meno forti diventano col passare degli anni?

Insomma: quanto di ciò che ricordiamo è davvero accaduto così come ce lo ricordiamo, e quanto invece è stato aggiustato dal nostro subconscio, per rendere il tutto accettabile?

Tante domande, e trovo difficile rispondere ad ognuna di queste. Per anni ho riposto ricordi ed eventi, ma alle volte tutto riaffiora, io seduta su un tronco d'albero caduto, nel mezzo della bella Villa Borghese. Io da sola in piena notte sulla scalinata di Piazza di Spagna, io che siedo ad una tavola di un piccolo e buio appartamento di viale Manzoni, mentre mi porto alla bocca un cucchiaio di minestrone riscaldato, e quella donna mi guarda, la sigaretta in mano, senza sapere cosa dire. Ed io che mangio e piango, consapevole di aver appena preso una decisione che cambierà drasticamente la mia vita e che non potrò più tornare indietro, consapevole che quella è probabilmente l'ultima volta che parlo con la ragazza che siede accanto a me. Che tra un po' usciremo per Roma e dopo di questo non ho idea di cosa accadrà.

Ricordi che sbiadiscono, e come in un dipinto di Dalì vengono deformati nei loro contorni, fino ad assumere forme inconsuete, ma domate dal pensiero, per donar loro un'aura amichevole, per affievolire il dolore che al tempo ne era una parte fondamentale.

Magari è solo indice del fatto che ne ho accumulati tanti, di ricordi, e mi piacerebbe poter fare ordine. Ricordo tante facce, innumerevoli emozioni. Pochi nomi. Ancora meno cognomi. Ricordo melodie a cui non so dare un nome, ricordo l'emozione provocata da melodie che non saprei più neanche accennare. Ricordo un'intera vita, che mi sembra così lontana ed estranea da dubitare che sia accaduta davvero. Ricordo una vita alla mia città, poi un'altra, e poi un'altra ancora. Ricordo i traslochi, e questo mi aiuta a mettere ordine tra tutte le amicizie, le facce, gli incontri che come in un turbine girano tutto intorno.

Per questo mi piace fare fotografie. Basta vedere una foto che tutto il resto segue come una valanga di neve. Ancora di più mi piace guardare le fotografie, specialmente quelle in bianco e nero, quelle che ritraggono un mondo che non esiste più. Anche se in quel mondo c'ero anche io. Quello in cui io vestita da David Crockett lancio dei coriandoli, che mi sembra solo pochi giorni fa, quella in cui mio fratello piccolo piange con la bocca spalancata ed io che provo a farlo smettere, che ci scattano la foto.

Già da piccola avevo un'aria da "nun me fate incazzà"
A volte Kenneth si chiede che fine abbia fatto quella bambina piccola che teneva in braccio, sua sorella. Anche se alle volte ci vediamo con la lei adulta, è come se lei e quella bambina siano due persone distinte. Ed anche io mi ritrovo la notte a sognare di portare in braccio mio fratello, di nuovo bambino. Dov'è il punto di rottura tra questi due mondi? Sono davvero due mondi separati, anche se in fondo  l'uno il proseguimento dell'altro? Quello che più mi spaventa però è un'altra cosa.

Come accennavo, alcuni eventi hanno lasciato in me un segno profondo, anche se semplici emozioni, ad esempio ho un ricordo rinfrescante e piacevole di quella volta in cui io ed una mia amica, una sera di una  ventina d'anni fa, siedevamo in due su un motorino a pedali, un Sì scuro, che non ricordo fosse mio o suo, io guidavo e lei sedeva dietro di me, nessuna di noi aveva il casco e cantavamo una cantilena stupida ripetendo la parola pecorella, chissà perchè. Questo stupido ricordo, ad esempio, che in me ha lasciato un segno, e che lei probabilmente non ricorda. Quante delle mie azioni, o frasi pronunciate magari a mezza voce, quante di queste cose al tempo insignificanti, hanno poi lasciato un segno in qualcun altro, un marchio positivo o negativo che sia, che io ho poi dimenticato mentre in queste persone quel marchio è cresciuto, si è modificato, ha assunto forme diverse, andando ad associarsi ad emozioni ben definite, magari differenti da quelle provate quella sera. Quanto male ho fatto, e nemmeno me ne sono resa conto? E poi: quanto male ho fatto senza che la mia mente ritenesse opportuno prendere nota?

A ben pensarci è una responsabilità enorme, distribuire segni, marchi, senza rendersene conto anche se lo facciamo di continuo, in ogni momento della giornata, ogni giorno, ogni qualvolta entriamo a contatto con qualcuno. Ogni volta che usciamo dalla vita di qualcuno. Magari la maggior parte delle persone se ne fregano e vanno avanti. Altre, invece, no. Pensa quanto questi giochi di relazioni concorrono a plasmare la nostra psiche, quanto siamo animali sociali, anche se a volte non vogliamo ammetterlo nemmeno a noi stessi.

Per concludere questa digressione sulla veridicità dei ricordi, vorrei poter concludere con un invito a me ed ai miei lettori. Lasciate che il passato sia tale. Amori finiti non tornano, amicizie dimenticate non riemergono dalla cenere per miracolo. Benvenute alle nuove amicizie, benvenuti ai nuovi amori. Benvenute alle vecchie amicizie basate su nuove premesse, ai vecchi amori che tornano sotto inusuete spoglie. A volte ci si incontra dopo del tempo, e si può scoprire che anche percorrendo strade differenti ci si trova ad avere cose di cui parlare, anche a distanza di anni. Altre volte invece ci si guarda e di quello che c'era prima non è rimasto nulla, ci si parla al telefono e si sbadiglia a sentire sempre le solite balle, dopo decine di anni. La conclusione in pratica dovrebbe essere: non lasciare che i ricordi e le esperienze passate abbiano eccessiva influenza nelle decisioni che prendi. Non lasciare che il c'eravamotantoamati abbia la meglio sulla tua consapevolezza del presente. Segui sì il tuo cuore, ma prima rendilo scevro di passate malinconie.

Non ti fidare dei ricordi, che magari il tuo subconscio ha aggiunto loro un bel makeup. Non di fidar di vecchie lettere, di vecchi sms, brucia i ponti. Tieni dei diari. Fai delle foto, tante foto, incredibilmente tante foto. Poi guardale e magari buttane la maggior parte. Tieni solo quelle in cui ti riconsoci, quelle alle quali sai dare un senso senza indecisioni. In fondo anche la storia è scritta da chi vince la guerra, quindi: vinci la tua guerra. Scrivi la tua storia, proprio come la vuoi ricordare, che dopo qualche anno diventerà realtà.

Ok. I'm fucked up.

13 January 2014

Il Salto.

Oggi vorrei parlare della paura di fare il salto.

- Non aver paura -


Anche a me prende a volte, sai? Quando guardi nel vuoto, pensando che sembra profondo, buio e spaventoso, quando butti un sassolino e non senti il suono del suo rimbalzare sul fondo, la paura si erge come a bloccare anche i pensieri. Alzando lo sguardo, però vedi che l'altra parte non è poi così lontana, e la fiducia nelle tue possibilità lentamente prende il sopravvento. Ce ne mette di tempo, eh. Può anche darsi che ce ne metta troppo, di tempo, e quando ormai si è fatto tardi, non ha più alcun senso saltare.

Altre volte però la fiducia in te stessa è come un'energia esplosiva. Inaspettata, improvvisa, ti prende sulle spalle, e mentre tu ti aggrappi a lei chiudendo gli occhi per non vedere il baratro nero sotto di voi, il salto lo fa lei. Ti trovi dall'altra parte senza nemmeno accorgerti che eri sospesa a mezz'aria, per un attimo. Che poi a fare il salto ci vogliono solo pochi attimi, giusto il tempo di digitare una ventina di lettere, quattro o cinque parole. E poi un click, certo. È proprio il click ad essere il salto.

Cosa troveremo dall'altra parte? Chi può dirlo, in fondo? E proprio qua sta il brivido, nello scoprire giorno dopo giorno, passo dopo passo, tutto un mondo nuovo, inimmaginabile, che pullula di spunti creativi, sorprese, favole mai scritte ed anime interessanti, affascinanti, intriganti. Altre anime rimangono di là, che alla fine non tutti hanno voglia di fare il salto. Sono in tanti, più di quanti uno immagini, a non aver le palle di fare il salto. Sono in tanti ad affogare nei rimpianti, a naufragare nell'oceano delle cose non fatte, dei sogni non rincorsi, delle parole non dette, degli sguardi non ricambiati. 

Fai 'sto benedetto salto!

Io, un salto spaventoso lo ho fatto oggi. Spaventoso, perchè il dubbio del futuro mette sempre irrequietezza, ma alcune occasioni poi non si ripresentano, ed allora ho preso una bella rincorsa ed ho spiccato il salto. Ed ho messo in conto la possibilità di fare uno sbaglio, certo che l'ho fatto. Perchè l'incoscienza non è una buona guida, ti fa credere di fare salti inumani, mentre tu magari riesci solo appena a raggiungere l'altra parte del dirupo.

Adesso, io non lo so se arrivo dall'altra parte. Poi semmai vi faccio sapere. 

12 January 2014

Gennaio, ovvero: chi ben comincia...

Eh già, chi ben comincia.

Ma vogliamo invece parlare di chi comincia male? Di chi già ha brindato esclamando "buon anno un cazzo", e continua senza sosta nè vergogna a spalarsi merda addosso da solo?

Vogliamo analizzare di chi sia in realtà la colpa? Di coloro che sostengono ed alimentano queste inesauribili sorgenti di negatività, indirizzando ulteriori invettive degne della sacra inquisizione contro alcuni personaggi maligni, colpevoli a loro volta di aver dato origine alla negatività, o di chi questo karma avvelenato se lo porta dentro quasi fosse un cancro, e ne semina le spòre velenose in giro?

Respira, riempi i tuoi polmoni, trattieni il fiato. Trattieni ancora un po', e poi espira, mandando tutta l'aria che hai dentro fuori dalla bocca e dal naso, e lascia che il tuo respiro catturi i pensieri negativi e li porti via con l'espirazione. Non funziona? Prova ancora ed ancora ed ancora. Poi mettiti addosso una tuta da ginnastica e vai a correre. Non hai una tuta da ginnastica, e magari neanche un paio di scarpe da ginnastica? Avrai qualcosa da metterti ed un paio di scarpe qualunque? Ecco, vèstiti e vatti a fare una passeggiata di una decina di km. Ti sembra tanto? Not my problem, se vuoi che qualcosa di nuovo riempia la tua mente, bhe allora non esiste cosa migliore da fare che mettere sotto sforzo il tuo corpo. Cammina allontanandosti da casa fino a quando non senti che non ce la fai a fare un altro passo, poi vòltati e vai verso casa. Mi maledirai, magari, ma assicuro che tornato a casa stanco e sudato ti sentirai un pochettinino meglio.

Alla fine poi questo non è un problema che condivido. Affatto. Solo che sono circondata da persone dal karma di merda, e ne sono satura. Andate affanculo, se non sapete come rialzarvi. Non abbottate i coglioni a chi invece, in qualche maniera ce la fa ad andare avanti. Anche perchè non è che sia sempre facile, eh! Mantenere l'equilibrio in questo mondo qua. Io non lo so come faccio ad andare avanti, a volte mi sento stanca, malinconica e sola anche io. Ma poi mi alzo, mi do' una stiracchiata e continuo.



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Non dimenticherò mai quella sera. Eravamo sedute al tavolo di pietra in giardino, avevo sedici anni. Guardavo la mia amica del cuore, sorella del mio amico del cuore, seduta con le mani abbandonate sulle cosce, lo sguardo fisso davanti a se', verso quella finestra aperta, la stanza piena di gente che facevano la fila per salutare quel corpo ancora un'ultima volta. Era estate, le cicale che cantavano monotone. Noi due in silenzio, che tanto non c'era nulla da dire. Poi all'improvviso ricordo che lei sospirò, si battè entrambe le mani sulle cosce, e si alzò, salutandomi ed andando a casa. L'espressione inequivocabile di una enorme forza d'animo, suo fratello era ancora caldo, nella sua stanza e lei che in qualche modo non si lasciava fermare dal dolore, ma faceva un grosso sospiro e continuava per la sua strada. Quando mi sento male penso a lei. Penso a quel sospiro, a quella pacca che si diede sulle gambe. Al gesto deciso con cui si alzò in piedi, prendendo in mano la sua vita e decidendo che sarebbe andata avanti comunque. Lei ogni volta mi dà forza. Non le ho mai detto quanto quel gesto mi sia stato d'esempio, per paura di risvegliare in lei dei sentimenti indesiderati, e magari lei neanche se lo ricorda, che lo fece in maniera così naturale da far quasi male.

Ecco. Che questi soggetti malinconici pensino a lei. Che facciano un grosso sospiro, si battano le mani sulle gambe, poi si alzino in piedi e proseguano per la propria strada. Che ripongano i ricordi negativi in fondo al cuore, perchè cancellarli purtroppo non si può, e vadano avanti. Che trovino un nuovo hobby, nuove amicizie, ma che la smettano si spargere in giro le loro lacrime, che in realtà non le vuole nessuno. nemmeno quelli che stanno lì a dire "poverinaaa", in realtà nemmeno loro. Nessuno.

7 December 2013

Dicembre, di nuovo.


Mi rendo conto che in qualche maniera aveva ragione Vico, con i suoi corsi e ricorsi. La storia si ripete sempre, dopo un po', anche se ognuno di noi è così stramaledettamente convinto di essere un originale individuo, con proprie idee, comportamenti non influenzati da fattori esterni, e soprattutto: capace di relazionarsi agli altri ed alle situazioni che si presentano ogni giorno, elaborando soluzioni inedite e specializzate. Mai verità fu più lontana da questa convinzione naif. Gli esseri umani sono stampati in serie, e non c'è un poi così elevato numero di forme possibili, non esistono innumerevoli modi di reagire ad un evento, ad un abbandono. Noi pensiamo spesso di essere andati oltre. Oltre un exfidanzato, oltre una vecchia amicizia, oltre una mania dimenticata, oltre un trauma. Ci insegnano che voltare pagina si può, che un dolore si può elaborare e trasformare in energia positiva, e forse è anche vero, per un po'. Ma questo "per un po'" non è mai per sempre, o almeno quasi mai. I nostri difetti torneranno, dopo qualche tempo, a farsi vivi, le nostre debolezze prenderanno di nuovo il sopravvento. E come già accaduto, dovremo ritrovarci a combattere con loro, fino ad uscirne vincitori, o a soccombere. Ancora una volta. E poi di nuovo e poi di nuovo ancora.
Adesso è tornato Dicembre, come ogni anno. Personalmente mi piace il Natale, anche se la febbre dei regali sotto l'albero non la ho mai capita. Ho sempre avuto problemi a trovare qualcosa da comprare alle persone a cui voglio bene, la ho sempre vissuta come una forzatura, ed odio ancora di più ricevere regali da loro, specialmente perchè loro, invece, azzeccano sempre. Forse sono una pessima ascoltatrice. Ci ho provato, a volte a comprare dei regali, ma ho sempre fallito, nell'una o nell'altra direzione. A volte troppo, a volte troppo poco. E nel momento in cui il pacco viene scartato, e vedo il grosso punto interrogativo negli occhi di chi riceve il regalo, ogni volta vorrei voltarmi, aprire la porta e saltare sul primo volo disponibile per l'altra parte del mondo. Ho a lungo sognato di passare le mie vacanze di natale su un'isola, a prendere il sole da sola e bere cocktails. Fare una telefonata a mia madre la sera della vigilia, mandare un sms ai miei ex, tanto per rassicurarli che no, la psicopatica non li ha dimenticati. Poi però mi ritrovo sempre incastrata in situazioni che richiedono la mia presenza. E me ne sto lì, a bere whisky e ridacchiare, sognando le barriere coralline. Same old shit per capodanno, solo che accompagno il whisky con un grosso sigaro.
L'unica soluzione è trattenere il fiato, tirare fuori gli addobbi natalizi, andare in giro col cappello rosso e bianco, cantare e mettere musica natalizia, e poi allo scoccare della mezzanotte del 6 gennaio, sbrigarsi a riporre tutto nelle scatole, di nuovo. Magari provare anche un pizzico di nostalgia, che manca un anno a Natale prossimo, che cazzo di festa bipolare. Non è un caso che la maggior parte della gente che ha voglia di suicidarsi si decida proprio in questi giorni. Non è un caso che la storia si ripeta. Prometto che quest'anno non farò stupidaggini. Berrò come al solito, ma niente figure di merda con i suoceri. Lascerò a mio marito l'onere di fare i regali di Natale, che a lui invece piace. E lascerò che gli altri continuino a chiedersi come fate a stare insieme, che siete così diametralmente opposti, e che tutto vada a rotoli. Senza motivo. Che a Natale queste cose accadono, perchè uno diventa malinconico ed emozionale, come se fosse scritto da qualche parte. Come se non fosse soltanto il retaggio di anni di aspettative deluse, desideri irrealizzati, sogni infranti. Come se non fosse soltanto la storia che si ripete.
Grazie Vico, per averci aperto gli occhi.