Kenneth è diventato il mio sorriso.
Lui mi sopporta, mi aiuta, mi fa la pizza. Si prende cura di me come nessuno mai prima.
Non posso dire che siamo anime gemelle. Infatti le differenze sono enormi. Quello che ci tiene insieme è il desiderio di comprenderci, di costruire il futuro giorno dopo giorno.
Diversi lo siamo eccome. Ma ci lasciamo liberi di esserlo, senza provare a cambiarci. Kenneth è anticonformista, ma non per conformismo. Perchè è talmente sicuro di sè da non aver bisogno dell'approvazione degli altri per stare bene con se stesso. Gli piace stare da solo ed ascoltare la musica ad alto volume. Per questo chiude la porta, per non disturbarmi, perchè io a volte ho voglia di leggere, studiare, guardare Marzullo. Poi esce di nuovo, mi prepara una tazza di tè, si siede accanto a me per la sola voglia di starmi accanto. Senza parlare, senza interessarsi alla tv, o al mio libro.
Kenneth fa la cena ogni sera. Non perchè glielo abbia mai chiesto. Gli piace farmi trovare la tavola apparecchiata quando torno dal lavoro. E lo ha già fatto per cinque anni. Ogni sera.
Ama il Natale, poi, mentre io lo odio. Lo ho sempre odiato, sin da quando ero bambina. Ma quest'anno ha promesso di farmi cambiare idea. Sa che odio fare i regali, perciò ci ha pensato lui. Ha comprato il cibo tipico natalizio, e per me ha trovato un panettone e un barattolo di alici sott'olio, perchè lo sa che alla vigilia voglio l'insalata di rinforzo come la fanno a Napoli, col cavolfiore, i sottaceti e le alici sott'olio.
Ha imparato a fare la pizza sottile sottile, con la mozzarella invece dell'edamer e giusto un po' di pomodoro. Ha imparato che la pasta non si mangia se prima non la hai spolverata di Parmigiano.
Ha imparato che: sì! L'olio d'oliva può bastare sull'insalata!
E tutto questo soltanto per me. Soltanto per trovare quell'equilibrio che tante volte avevo fallito nel ricercare. Ci abbiamo messo tempo, siamo a volte ancora in bilico. Ma ci riprendiamo ogni volta.
Buon Natale, kjæst! (poi glielo traduco, eh..)
23.12.11
23 Dicembre - Anna
Anna era piccola ed aveva gli occhi azzurri.
Anna era una donna forte e decisa. Quando pensava una cosa la diceva così com'era. Senza pensare che forse avrebbe dovuto mentire per addolcire la pillola.
Molte volte aveva delle opinioni diverse dagli altri, ma ciò non faceva differenza, perchè tanto aveva ragione lei.
Avrebbe dovuto essere una regina. Maestosa ed elegante. Avrebbe dovuto avere una schiera di paggi a portarle il caffè.
Io qualche volta le versavo il whisky, appena la dottoressa andava via. Prima me lo faceva nascondere, quella stupida dottoressa glielo aveva proibito.
Ma Anna lo sapeva bene che non era poi così pericoloso, solo un goccetto.
Però alla fine era stanca, e si arrabbiava perchè ancora una volta si era risvegliata, e sarebbe andata incontro ad altri giorni di sofferenze.
Per il suo grande giorno aveva organizzato tutto: il vestito bianco, le calze pesanti. I soldi in banca già fatti a pezzi per i figli. Io ero già lontana. E nemmeno piansi, mi battei le mani sulle gambe e mi alzai dalla sedia. Andiamo avanti, pensai. Tanto anche lei me la porto dentro. E porto anche il suo nome, in fondo, quello della nonna Anna.
E lo porto con orgoglio.
Vorrei dirle buon natale, e mi sembra di sentirla rispondere: "ma che nnatal' e nnatal'! Quant' strunzat'!"
Anna era una donna forte e decisa. Quando pensava una cosa la diceva così com'era. Senza pensare che forse avrebbe dovuto mentire per addolcire la pillola.
Molte volte aveva delle opinioni diverse dagli altri, ma ciò non faceva differenza, perchè tanto aveva ragione lei.
Avrebbe dovuto essere una regina. Maestosa ed elegante. Avrebbe dovuto avere una schiera di paggi a portarle il caffè.
Io qualche volta le versavo il whisky, appena la dottoressa andava via. Prima me lo faceva nascondere, quella stupida dottoressa glielo aveva proibito.
Ma Anna lo sapeva bene che non era poi così pericoloso, solo un goccetto.
Però alla fine era stanca, e si arrabbiava perchè ancora una volta si era risvegliata, e sarebbe andata incontro ad altri giorni di sofferenze.
Per il suo grande giorno aveva organizzato tutto: il vestito bianco, le calze pesanti. I soldi in banca già fatti a pezzi per i figli. Io ero già lontana. E nemmeno piansi, mi battei le mani sulle gambe e mi alzai dalla sedia. Andiamo avanti, pensai. Tanto anche lei me la porto dentro. E porto anche il suo nome, in fondo, quello della nonna Anna.
E lo porto con orgoglio.
Vorrei dirle buon natale, e mi sembra di sentirla rispondere: "ma che nnatal' e nnatal'! Quant' strunzat'!"
FROM THE HEART OF
VARGIE
kl.
12/23/2011 04:52:00 PM
22 Dicembre - Quelli che hanno provato, fallendo, a tenermi per mano
Prima di Kenneth avevo gli occhi grandi.
Credevo che l'amore fosse una specie di predestinazione. Credevo che prima o poi avrei trovato la mia anima gemella, credevo che in qualche maniera ci fosse solo una persona per ognuno.
Piano piano, nel corso degli anni, ho decostruito questo mio ideale dell'amore perfetto, grazie a tutti i tentativi sbagliati.
Ogni volta credevo fosse quella giusta. Ogni volta iniziavo con grossi sogni, e mi ritrovavo a leccarmi le ferite. O a dover chiedere scusa.
C'era quello che mi veniva a prendere con la vespa, che ogni volta che sentivo lo smarmittare sobbalzavo. C'era quello che mi piaceva solo perchè mi trattava come una principessa - ma io stavo insieme con la moto, non con lui.
C'era quello che suonava il basso, e ci ritrovavamo a parlare di Pink Floyd, Nirvana ed a guardare le stelle. Poi c'era quello di milano, che stavamo insieme solo quando scendeva a trovare i nonni, ma che per il resto dell'anno non ci telefonavamo neanche.
Poi c'era Dark. Quello che per un po' ho creduto fossimo predestinati davvero, che si combatteva per stare insieme, che crescevamo insieme. Che andammo in giro per il mondo insieme, e la prima volta in Norvegia eravamo vicini come fratelli. Ci volevamo bene con Dark, come due bambini.
C'era il poliziotto, che mentre ci tenevamo per mano iniziavamo a ridere, perchè eravamo amici ed era strano provare a stare insieme, quasi ridicolo. E che alla fine mi lasciò per la sua ex, e che in fondo non me ne fregava nulla, perchè eravamo amici e stare insieme era stupido.
Poi ce n'era un altro. Quello malo. Quello che ha distrutto tutti i miei sogni, magari senza nemmeno farlo apposta. Quello che non si rendeva conto del male che mi faceva, giorno dopo giorno. Quello che la vigilia di Natale, dopo il mio turno al cocktail bar tornavo a casa e dalla finestra buia vedevo solo il gatto a darmi il benvenuto, seduto sul davanzale accanto al mio alberello lampeggiante di 30 cm, perchè lui era andato via. Quello che mi addormentavo piangendo e mi svegliavo con gli occhi gonfi.
Quello che ancora adesso, dopo tanti anni, è come un coltello conficcato nel cuore, e che non riesco a perdonargli nulla. Quello che il mio sorriso lo ha fatto a pezzi, perchè lui non lo sa davvero che vuol dire amare. Perchè nessuno glielo ha insegnato. Quello che qualche volta ancora mi scrive e io ogni volta finisco per dirgli: non voglio averti nella mia vita. Nemmeno da lontano. Per fortuna è solo uno.
Tutti gli altri che hanno transitato hanno lasciato solo ricordi dolci. Quando penso a loro mi rivedo ragazzina col batticuore, a farmi la piastra come la figlia di Fiorello e sperimentare coll'eyeliner (adesso sono un master). Bei ricordi mi avete lasciato. Spero che abbiate perdonato tutti i miei capricci e le mie gelosie stupide. Spero che in fondo al cuore abbiate un sorriso attaccato al mio nome, come io ne ho uno per voi.
Buon Natale.
Credevo che l'amore fosse una specie di predestinazione. Credevo che prima o poi avrei trovato la mia anima gemella, credevo che in qualche maniera ci fosse solo una persona per ognuno.
Piano piano, nel corso degli anni, ho decostruito questo mio ideale dell'amore perfetto, grazie a tutti i tentativi sbagliati.
Ogni volta credevo fosse quella giusta. Ogni volta iniziavo con grossi sogni, e mi ritrovavo a leccarmi le ferite. O a dover chiedere scusa.
C'era quello che mi veniva a prendere con la vespa, che ogni volta che sentivo lo smarmittare sobbalzavo. C'era quello che mi piaceva solo perchè mi trattava come una principessa - ma io stavo insieme con la moto, non con lui.
C'era quello che suonava il basso, e ci ritrovavamo a parlare di Pink Floyd, Nirvana ed a guardare le stelle. Poi c'era quello di milano, che stavamo insieme solo quando scendeva a trovare i nonni, ma che per il resto dell'anno non ci telefonavamo neanche.
Poi c'era Dark. Quello che per un po' ho creduto fossimo predestinati davvero, che si combatteva per stare insieme, che crescevamo insieme. Che andammo in giro per il mondo insieme, e la prima volta in Norvegia eravamo vicini come fratelli. Ci volevamo bene con Dark, come due bambini.
C'era il poliziotto, che mentre ci tenevamo per mano iniziavamo a ridere, perchè eravamo amici ed era strano provare a stare insieme, quasi ridicolo. E che alla fine mi lasciò per la sua ex, e che in fondo non me ne fregava nulla, perchè eravamo amici e stare insieme era stupido.
Poi ce n'era un altro. Quello malo. Quello che ha distrutto tutti i miei sogni, magari senza nemmeno farlo apposta. Quello che non si rendeva conto del male che mi faceva, giorno dopo giorno. Quello che la vigilia di Natale, dopo il mio turno al cocktail bar tornavo a casa e dalla finestra buia vedevo solo il gatto a darmi il benvenuto, seduto sul davanzale accanto al mio alberello lampeggiante di 30 cm, perchè lui era andato via. Quello che mi addormentavo piangendo e mi svegliavo con gli occhi gonfi.
Quello che ancora adesso, dopo tanti anni, è come un coltello conficcato nel cuore, e che non riesco a perdonargli nulla. Quello che il mio sorriso lo ha fatto a pezzi, perchè lui non lo sa davvero che vuol dire amare. Perchè nessuno glielo ha insegnato. Quello che qualche volta ancora mi scrive e io ogni volta finisco per dirgli: non voglio averti nella mia vita. Nemmeno da lontano. Per fortuna è solo uno.
Tutti gli altri che hanno transitato hanno lasciato solo ricordi dolci. Quando penso a loro mi rivedo ragazzina col batticuore, a farmi la piastra come la figlia di Fiorello e sperimentare coll'eyeliner (adesso sono un master). Bei ricordi mi avete lasciato. Spero che abbiate perdonato tutti i miei capricci e le mie gelosie stupide. Spero che in fondo al cuore abbiate un sorriso attaccato al mio nome, come io ne ho uno per voi.
Buon Natale.
FROM THE HEART OF
VARGIE
kl.
12/23/2011 04:03:00 PM
20 Dicembre - Roma
Roma è bella.
I suoi platani lungo il fiume, quei platani a cui piangendo un pomeriggio d'autunno ho detto addio. Per me Roma è i suoi platani, i ponti sul Tevere.
Poi Roma è un panettiere che scherza coi clienti senza pensarci. Roma è un autista d'autobus che si ferma al capolinea per farsi una canna e poi alla prossima fermata va a comprarsi un cornetto e ti invita a far colazione, anche se sono le quattro di notte, e te siedi sull'autobus solo perchè ti sei addormentata ed hai perso la tua fermata.
Roma per me è il quartiere africano, e la gabriella alla cannella. Roma è le serate davanti villa Albani, a bere birra ed ascoltare la musica dalla macchina. Poi anche piazza di spagna, le sue scalinate dove sedersi a leggere. I suoi cimiteri, dove andare a passeggiare quando avevo voglia di piangere. Dove una volta sono rimasta chiusa dentro. Roma è la prenestina, il paninaro Orfeo, il forte che non mi faceva dormire la notte. Studiare fino a notte fonda e poi andare a fare un giro in moto verso castel Sant'Angelo, che senza traffico si fa subito. Roma di notte luccica come un albero di Natale. Roma è bella.
Roma è tanti locali, tante tante serate passate con i miei amici, da un concerto all'altro. Roma è tornare una sera a casa dopo aver visto i Satyricon, aver bevuto fin troppo e con 8 passeggeri in una Fiesta.
Suonare ad un citofono nel bel mezzo della notte, uscire di casa solo dopo midnight. Farsi cacciare da un mcDonalds per i nostri disocrsi sugli animali morti. Bere una birra per strada e ridere di chi aveva paura, perchè eravamo solo ragazzini.
Roma ha un grosso pezzo del mio cuore. Forse il più grosso. Sapere che lei è stata lì per tanti anni, e sarà lì anche dopo di me, dà sicurezza. Fa sentire che alcune cose sono eterne, e che noi siamo piccolini. Ma che si sta bene ad essere piccoli.
I suoi platani lungo il fiume, quei platani a cui piangendo un pomeriggio d'autunno ho detto addio. Per me Roma è i suoi platani, i ponti sul Tevere.
Poi Roma è un panettiere che scherza coi clienti senza pensarci. Roma è un autista d'autobus che si ferma al capolinea per farsi una canna e poi alla prossima fermata va a comprarsi un cornetto e ti invita a far colazione, anche se sono le quattro di notte, e te siedi sull'autobus solo perchè ti sei addormentata ed hai perso la tua fermata.
Roma per me è il quartiere africano, e la gabriella alla cannella. Roma è le serate davanti villa Albani, a bere birra ed ascoltare la musica dalla macchina. Poi anche piazza di spagna, le sue scalinate dove sedersi a leggere. I suoi cimiteri, dove andare a passeggiare quando avevo voglia di piangere. Dove una volta sono rimasta chiusa dentro. Roma è la prenestina, il paninaro Orfeo, il forte che non mi faceva dormire la notte. Studiare fino a notte fonda e poi andare a fare un giro in moto verso castel Sant'Angelo, che senza traffico si fa subito. Roma di notte luccica come un albero di Natale. Roma è bella.
Roma è tanti locali, tante tante serate passate con i miei amici, da un concerto all'altro. Roma è tornare una sera a casa dopo aver visto i Satyricon, aver bevuto fin troppo e con 8 passeggeri in una Fiesta.
Suonare ad un citofono nel bel mezzo della notte, uscire di casa solo dopo midnight. Farsi cacciare da un mcDonalds per i nostri disocrsi sugli animali morti. Bere una birra per strada e ridere di chi aveva paura, perchè eravamo solo ragazzini.
Roma ha un grosso pezzo del mio cuore. Forse il più grosso. Sapere che lei è stata lì per tanti anni, e sarà lì anche dopo di me, dà sicurezza. Fa sentire che alcune cose sono eterne, e che noi siamo piccolini. Ma che si sta bene ad essere piccoli.
FROM THE HEART OF
VARGIE
kl.
12/23/2011 04:01:00 PM
21 Dicembre - quelli a cui ho spezzato il cuore
Qua non posso dire che sono in tanti.
Purtroppo a volte sono troppo ferma nelle mie decisioni. A volte dico basta, ed in quel momento è proprio quello che voglio.
Il problema è che non so smettere di amare. Vicini una volta, vicini per sempre. E dopo qualche tempo i ricordi negativi sbiadiscono, e d'improvviso è come se tutti i motivi per cui avevo deciso di allontanarmi da una persona non fossero poi così importanti, perchè il bisogno di calore è troppo forte.
Tante volte però non so come avvicinarmi, e perciò non lo faccio. Tante volte lascio che le incomprensioni vengano messe da parte. Raramente provo a mettere le cose al loro posto. E ancora più raramente ci riesco.
Alcuni vasi sono difficili da rimettere insieme, una volta che vanno in frantumi. Anche se per fortuna alcune persone sono un po' come me, e dopo tanti anni ci si ritrova a prendersi ancora per mano, come facevamo una volta.
..non con tutte è così però. Alcune covano il rancore nel cuore come una malattia, e non serve dire che mi dispiace. Lo capisco, sai? Magari pretendere di rimettere insieme i cocci piccoli è troppo, magari provare con un vaso nuovo? Un piatto? Un dipinto? Provare a ridisegnare la nostra storia partendo da una tabula rasa, spalmata di cera fresca. Che ne dici?
..non lo so se si possa davvero fare. Io la tavoletta la ho qua pronta, e mentre ti aspetto inizio a farci i ghirigori, dei cuori appuntiti, come mio solito. Simbolo di amore ambizioso, voglia di sognare ma anche decisione.
Buon natale - ovunque tu sia - quando ti passa il rancore fammi uno squillo - lo sai che ti voglio bene..
Purtroppo a volte sono troppo ferma nelle mie decisioni. A volte dico basta, ed in quel momento è proprio quello che voglio.
Il problema è che non so smettere di amare. Vicini una volta, vicini per sempre. E dopo qualche tempo i ricordi negativi sbiadiscono, e d'improvviso è come se tutti i motivi per cui avevo deciso di allontanarmi da una persona non fossero poi così importanti, perchè il bisogno di calore è troppo forte.
Tante volte però non so come avvicinarmi, e perciò non lo faccio. Tante volte lascio che le incomprensioni vengano messe da parte. Raramente provo a mettere le cose al loro posto. E ancora più raramente ci riesco.
Alcuni vasi sono difficili da rimettere insieme, una volta che vanno in frantumi. Anche se per fortuna alcune persone sono un po' come me, e dopo tanti anni ci si ritrova a prendersi ancora per mano, come facevamo una volta.
..non con tutte è così però. Alcune covano il rancore nel cuore come una malattia, e non serve dire che mi dispiace. Lo capisco, sai? Magari pretendere di rimettere insieme i cocci piccoli è troppo, magari provare con un vaso nuovo? Un piatto? Un dipinto? Provare a ridisegnare la nostra storia partendo da una tabula rasa, spalmata di cera fresca. Che ne dici?
..non lo so se si possa davvero fare. Io la tavoletta la ho qua pronta, e mentre ti aspetto inizio a farci i ghirigori, dei cuori appuntiti, come mio solito. Simbolo di amore ambizioso, voglia di sognare ma anche decisione.
Buon natale - ovunque tu sia - quando ti passa il rancore fammi uno squillo - lo sai che ti voglio bene..
FROM THE HEART OF
VARGIE
kl.
12/23/2011 03:37:00 PM
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