30 May 2015

Jazzit Fest 2015 - arrivo!

Estate, tempo di festival.

Come da tradizione, quando arriva l'estate, me ne vado in giro per festival.  La mia passione per la musica, e per l'atmosfera che si respira ai festival, va oltre l'amore per un unico genere musicale, ma si estende a tutto il carrozzone della festa, dal ronzio nelle orecchie degli ultimi minuti prima di prendere sonno la sera

Ne ho visti tanti, di festival, e diverse volte sono passata dietro alle quinte, rivestendo i ruoli più disparati. Ricordo la mia prima volta, curai la cartella stampa, preparai delle brochure, poi mi misi al volante e feci la runner per alcuni artisti, che a ripensare a quanto ero inesperta e sconsiderata mi viene da ridere. Il mio primo festival in Norvegia, dove, dato che ancora non sapevo una parola di norvegese, mi misero alla porta a fare da security (ehm..). Poi il Månefestival, festival della Luna, col quale collaboro ormai ininterrottamente da otto anni, e per il quale ho fatto di tutto, fino a giungere al mio ruolo attuale, quello di coordinatrice degli ospiti e degli stands che animano la città vecchia alla fine del mese di luglio.  

Ma di uno in particolare conservo dei ricordi speciali. Erano giorni di grandi cambiamenti, per me. Avevo frequentato un corso di formazione per organizzatori di eventi, ed ero pronta alla mia partecipazione al festival jazz che avrebbe animato le vie della mia città.  Il festival era TerniinJazz, e correva l'anno 2006 (una vita fa, eh?).

Mi sono ritrovata innumerevoli volte a parlare di quei giorni pieni di trambusto ed energie positive, come se ancora oggi fossero una fonte inesauribile di good karma. Ricordo le location, emozionanti, ricordo le voci degli artisti, il cuore che batte forte dietro ad una melodia. Ricordo i sorrisi, ed il calore degli abbracci di tutti quelli che erano nel gruppo di lavoro, anche se i nomi sono scivolati via.   Ricordo che mentre la mia vita privata andava in frantumi, io in qualche modo mi sentivo protetta, perché sapevo che il mio posto era proprio lì, da qualche parte vicino ad un palco. 


..e quest'anno faró infine ritorno al luogo in cui tutto ha avuto inizio.

Il festival, nel corso degli anni, ha seguito anch'esso un percorso un po' zigzagante, con cambi di nome e di location, ma sento che Collescipoli, dove si tenne il corso cui accennavo poco sopra, è davvero il luogo del ritorno alle origini.

(il sito del festival lo trovate cliccando qui JazzitFest)

#Eccomi_JazzitFest



..e davvero non vedo l'ora!

Il festival è a impronta zero, il che si riduce a seguire le regole seguenti:

1] zero contributi pubblici
2] sostenibilità ambientale
3] direzione artistica ‘open source’, a sorgente aperta
4] residenze artistiche
5] sharing economy, economia collaborativa
6] inclusione sociale
7] turismo culturale
8] volontariato attivo
9] azionariato diffuso
10] mobilità alternativa

Una visione al passo con un mondo che si muove (per fortuna) sempre più nella direzione della sharing economy, in cui un numero crescente di persone mette in una sorta di banca di condivisione le proprie abilità, ricevendo in cambio altre prestazioni o prodotti. Sarà interessante vedere come tutto alla fine andrà a posto, come tutti gli ingranaggi ruoteranno all'unisono per garantire la riuscita della macchina festivaliera. 

Ci vediamo a Collescipoli!




27 January 2015

La sfida.

Ultimamente le giornate passano in un turbine, ed io mi sento di andare diverse volte dal paradiso all'inferno, senza che nessuna delle posizioni assunte assomigli neanche vagamente ad una sorta di soluzione di continuità. Tutto questo nel corso delle sole 24 ore del giorno, e posso assicurare che è davvero estenuante.

*fatemi scendere*

©Anna Maria Gentili-Theodorsen


Quello che ricerco nella mia quotidianità sono delle piccole, banali abitudini che definiscano una cornice fissa, nella quale poter disegnare variazioni continue ed inaspettate. Una cornice sicura, a cui ritornare dopo ogni volo.

Ed è proprio questa la sfida che proprio non riesco a vincere.

Quando ero ancora una bamboccia una donna mi consgliò di ritagliarmi delle abitudini, ed io risi alle sue parole. Mi chiesi cosa ci fosse nel bisogno di continuità di alcune persone, nella ricerca di tranquillità. Ero una mina vagante, al tempo, non avevo pace e non davo pace a chi mi si avvicinava. Non che oggi io sia una persona con la quale sia facile aver a che fare.

Non che oggi dia pace a chi mi sta accanto. Le mie cornici le voglio definire io, senza che nessun altro possa metter bocca sulle mia decisioni. Diventano difficili le relazioni con gli amici, col mio ragazzo. Coi colleghi di lavoro.

Chiamatemi pure arrogante. Io purtroppo in questa mia urgenza di controllo posiziono la mia libertà, e sbagliare non fa poi così male, quando a fare la scelta sbagliata sono io. Chiedere scusa non mi pesa, a differenza di quanto si possa credere. Sono ben felice di riconoscere i miei sbagli, perchè il sentimento di migliorarsi grazie all'errore, di non ripetere lo stesso sbaglio fa davvero bene.

Le mie piccole psicosi sono alla base del mio malessere, che non si può definire come depressione, ansia, o nessun'altra di queste diagnosi, ma soltanto come: irrequietezza. Desiderio di riacquistare l'equilibrio che non ritrovo. Bisogno di ridefinire le mie cornici.


*da sola - solo io posso farlo*

Ho scritto un piano per la mia settimana. Ho iniziato ieri e sono già a buon punto. Mi sono tenuta bassa, che sono fuori allenamento nel seguire le scadenze. Ho fatto fuori tre dei diciotto punti. Devo fare un passo alla volta, devo staccarmi dal mondo autistico in cui sono precipitata. Per tanti altri il mio mondo potrebbe apparire più che pieno di impegni, interessi, e forse lo è.

Come Mio marito mi ripete spesso: la mia vita è sempre un susseguirsi di corse per riuscire a fare tutto, e anche di più. nessuno dei nostri amici si immerge in tante e diversificate attività. Contemporaneamente. E allora? Il problema è che tra tutta questa corsa a vedere/sperimentare/provare più cose possibili, ho perso di vista quello che per me è davvero importante, al punto tale da non saperlo più, cos'è davvero importante.

Se qualcuno domani me lo chiedesse, dovrei pensarci un po'. Per questo ho pensato di iniziare con le cose che ho rimandato a lungo. Troppo a lungo. Come se per partire stessi aspettando un segnale da qualcosa o qualcuno, certa che sarebbe giunto.

*sai una cosa? non giunge*

No, non giunge mai da sè, bisogna darselo da soli. Bisogna prendere sta pistola e sparare in aria. E poi iniziare a correre, nella direzione giusta, stavolta, invece di girare in tondo, inseguendo chimere e fantasmi.

Lasciali stare i fantasmi, che mettono solo tristezza, incastonati come sono nelle loro vecchie gabbie, mummificati nei loro vizi. I fantasmi appartengono al passato, a quell'epoca in cui erano vivi, e adesso te ne accorgi che non vivono più, ma sopravvivono, senza nemmeno rendersene conto. Credendo di continuare a vivere, mentre invece si crogiolano in un limbo oscuro e colmo di infinita amarezza.

*lasciali stare, i fantasmi*






4 October 2014

Online now!

https://m.youtube.com/watch?v=NVMFHGNCUaQ

24HCD 2014 - Starting soon!

Hi!

As every year (when possible) we're going to start with the 24 hours comics day, and I've got som news for you!
It's going to be today, and I'm going to have a pair of guest artist this year! Yay!

Follow this blog, and my youtube channel for updates and live streaming!

Looking forward!

https://www.youtube.com/watch?v=LtDP5wag8Yo

14 August 2014

L'onda.

Sono passate in fretta le giornate in cui Vale è stata qui.

Come ogni volta, il ritorno alla normalità del quotidiano mi coglie di sorpresa. Eppure Vale non è rumorosa, nè invadente. Come faccia una personcina così minuta e tranquilla a lasciare un vuoto quando se ne va è una cosa che tuttora non mi spiego.

La mia giornata inoltre è tutt'altro che vuota, e diversi progetti si stanno già delineando per il prossimo futuro. Tuttavia c'è qualcosa che mi ha colpita, a cui non riesco a smettere di pensare.

Eravamo alla libreria, che ha un angolo adibito a cafè. Avevamo comprato una fetta di torta alla carota che stavamo chirurgicamente dividendo a metà, quando Vale mi fa: "era una vita che non dividevo una fetta di torta con qualcuno, mi manca sta cosa".

La torta alla carota. Col cappuccino alla soya ed un espresso.
Quando uno cresce si compra la propria fetta di torta, coi propri soldi, e se la mangia tutta. Anche se non gli va. Oppure butta via la metà di troppo. Noi invece, spontaneamente e senza pensarci troppo, ce la siamo divisa come avremmo fatto al liceo.

Dividersi il cibo, ha davvero un effetto collante tra gli uomini. Sembra stupido a dirsi, ma io che quassù me ne sto a studiare questi individui così profondamente diversi da me, inizio a catalogare inconsciamente gli stereotipi comportamentali.

Dividersi il cibo, dicevamo, anche io è una vita che non lo faccio. Eppure con le mie amiche era normale, una volta. Così si assaggiava il doppio delle portate, senza doversi ingozzare di ogni pietanza, ma mangiandone metà. Perchè uno smette all'improvviso di dividersi il cibo? Le ragazze di qua, si dividono il cibo? Non ci ho mai fatto caso.

Anche a me manca un po' quel sentimento di intimità che si raggiunge dopo ore ed ore di confessioni fatte a cuore aperto ad un'amica, e dopo altrettante ore passate ad averne ascoltate altrettante. Dopo aver riso ed asciugato lacrime. Dopo aver dato una mano a rimettere insieme i cocci. Mi chiedo se l'amicizia come la intendevo romanticamente da adolescente arrabbiata col mondo possa ancora esistere. Poi mi guardo intorno, e vedo tante persone, tutte impegnate a correre dietro a cose che si muovono sempre un po' più velocemente di loro, e mi rendo conto che io non ho ne' la voglia ne' la tenacia di correre dietro a nulla. Non ho voglia di condividere nulla con nessuno.

Poi un giorno arriva lei e mi spiazza. Lei che me lo dice, che si sente sola. Che scuote la testa mentre sorride timidamente e mi racconta delle cose a lei incomprensibili che le accadono, senza riuscir a decidere se riderne o mettersi a gridare. Lei che non si ferma più davanti ad un'emozione, ma si lascia trapassare da questa, come da una freccia. E mi sento come risvegliata.

Come se fino a ieri fossi stata in letargo, e come se da domani, anzi da oggi stesso, io abbia aperto gli occhi, e dopo qualche istante in cui la luce del sole mi ha abbagliata, riesca adesso finalmente a vedere.
E a sentire. Per questo ti sono grata, Vale, per avermi regalato un pizzico delle tue emozioni, come un fiammifero che dia il principio ad un incendio.

D'altra perte sei un'artista, la tua missione nella vita è proprio quella di regalare emozioni. Non lasciarti abbattere da chi non vede attraverso la facciata. Te lo fai meglio di tanti altri.

Per quanto riguarda me, l'onda mi ha travolta, rendendomi naufraga sulla mia stessa isola sicura...