C`é una nota catena di supermercati, dove vivo, che ha scelto come slogan "det enkleste er ofte det beste", una frase che celebra la semplicità. A volte non serve seguire traiettorie complesse per arrivare dove ci si era prefissati, non servono armonie complesse, controtempi impossibili per creare una melodia capace di comunicare direttamente alla parte più nascosta di noi stessi.
La mia vita é sempre stata scandita dalla musica. La musica mi ha fatto superare tutti i momenti più difficili, accogliendomi come una cara amica, facendomi trovare un luogo confortevole e sicuro, un etereo safe place dove sparire per poi dopo un po' tornare, guarita, ad affacciarmi sulla quotidianità.
E no, io non suono. Anche se avrei potuto farlo, dato che ero una bambina prodigio, già all'asilo lo dicevano tutti. Chissà cosa si aspettavano da me. Senza una guida, senza un mentore, senza un adulto che fosse in grado di indicarmi la strada da seguire, quanto lontano avrei potuto mai arrivare? Non imparai mai a suonare uno strumento, nessuno me lo insegnò, ed io avevo altre cose a cui dedicare la mia attenzione. In realtà ne avevo già a sufficienza col cercare di galleggiare. La me stessa di allora era molto ingombrante, psicologicamente.
Per fortuna, la musica. La musica riusciva a calmarmi, e se stavo male alzavo solo il volume un altro po', e tutto quel rumore nella mia testa scompariva. Sceglievo generi sempre più assordanti, per zittire il resto. Chiudevo gli occhi e scomparivo in quelle melodie che sempre più spesso avevano iniziato a rasentare una vera e propria cacofonia.
Col passare del tempo, però ho imparato ad apprezzare anche il silenzio, e posso affermare con cognizione di causa che oggi sono innumerevoli i generi musicali che mi piace ascoltare, a volte anche distrattamente mentre mi dedico ad altre attività. Questo fino a poche settimane fa, quando sul mio cammino ho trovato il pistacchio.
Il pistacchio ha aperto una porta su luoghi che avevo dimenticato. Lui che neanche sa che esisto, eppure mi parla sottovoce delle mia paure, delle mie fragilità. É come se sapesse tutto, di me. Ed io ho paura. Paura che svanisca. Quando lo guardo vedo tutto il suo dolore, le incrinature, ed ho paura che vada in frantumi.
Vorrei dirglielo, che tutto questo dolore poi alla fine imparerà a conviverci, perchè non è che poi va via, ma non credo mi ascolterebbe. Anche perchè lo so benissimo com'è, naufragare nella tristezza, nella solitudine. In quello smarrimento che ti ferisce e ti sorprende allo stesso tempo. Lo so benissimo che anche quando ti squarcia l’anima ne inizi a dipendere, e scavi sempre di piú, fino a toccare il fondo. E quindi lo so che lui no, non ne vuole uscire, non ora. Lo so che vuole sprofondare, annegare, sciogliersi nell'agonia.
Ed a quel punto c’è solo una cosa che gli rimane: la musica, ed io non posso far altro che pregare che gli basti.
